"Artro che barca su l' Averno...un motore a quattro piste a pallaaaa!Cor Carogna che n' approfitta pe' contrabbandà a marijuana!...Virgilio che se fuma l' impossibbbile..e je grida : "Ah Carogna! e movite sennò finimo ar gabbio!" La CIA che l' insegue....sventagliate de mitra...bello...bello..."
Si fa un gran parlare della cosiddetta legge blocca-processi...io un paio li farei ripartire:
Il processo del Lunedì
..e il cult dei cult: l' appello del Martedì !
Ecco a voi Laura Panerai!
"Chi è?" Ma come??Capre!! La giovin pulzella è insieme alla bistecca con l' osso ,il chianti e il David di Michelangelo uno dei prodotti più importanti della mia Toscana. Anni 23, laurea in psicologia e quarta di reggiseno...perchè è famosa? Semplice...è una pornostar!
Capito adesso? La ragazza sa cosa vuole! Questo fenomeno assoluto non poteva sfuggire a questo blog! Come l' ho scovata? Semplice: Vi ricordate la Ferilli che si spogliò per lo scudetto della Roma? Bene, la Panerai invece è tifosa della Fiorentina e qualche mese fa ci regalò questo splendido appello a Prandelli -clicca quà- con conseguenze esilaranti! Infatti a momenti viene stuprata da tutta la curva Fiesole! -clicca quà-
Vi consiglio vivamente di visitare il suo spazio su MySpace...e di tenere le casse del Pc accese...io a momenti vomito dalle risate! -clicca quà-
Ora come di consueto il giusto soundtrack offerto da Billy:
"The Ballad Of Chasey Lain"
Dear Chasey Lain
I wrote to explain
I'm your biggest fan
I just wanted to ask
Could I eat your ass?
Write back as soon as you can
You've had a lotta dick
Had a lotta dick
I've had a lotta time
Had a lotta time
You've had a lotta dick Chasey
But you ain't had mine
Dear Chasey Lain
I wrote to complain
Ya never wrote me back
How could I ever eat
Your ass when ya treat
Your biggest fan like that?
You've had a lotta dick
Had a lotta dick
I've had a lotta time
Had a lotta time
You've had a lotta dick Chasey
But you ain't had mine
Dear Chasey Lain
I wrote to constrain
This letter is my last
As your biggest fan
I must demand
You let me eat your ass
You've had a lotta dick
Had a lotta dick
I've had a lotta time
Had a lotta time
You've had a lotta dick Chasey
But you ain't had mine
P.S.
Mom and Dad this is Chasey
Chasey this is my mom and dad
Now show 'em them titties
Now show 'em them titties
P.S.
Mom and Dad this is Chasey
Chasey this is my mom and dad
Now show 'em them titties
Now show 'em them titties
Would ya fuck me for blow?
(Bloodhound Gang "Hooray for Boobies" 2000)
I mostri (1963)
R.I.P. Dino Risi (Milano 23\12\16-Roma 7\6\08)
BUON EUROPEO A TUTTI...
Vorrei ringraziare mia madre che con la sua incredibile apertura mentale Ha fatto si che, probabilmente, le mie prime parole dopo papà e mamma siano state "Attacco solare"...o al massimo "Raggio Gamma"...
C' è chi tra i suoi primissimi ricordi porterà per tutta la vita questa merda:
E chi in un giorno di pioggia davanti ad una tastiera ringrazierà sua madre per il Dottor Zero:
Si, ok ok...lo ammetto molti sono troppo giovincelli per capire....clicca qui per la sigla completa.
Ian Fraser Kilmister alias Lemmy nasce la notte di natale (a riprova della sua natura divina) del 1945, in uno sperduto villaggio gallese. Una ordinaria storia di vita (e di rock’n’roll) la sua: infanzia discretamente normale, vive con la mamma, cambia un milione di case e a scuola non è propriamente un genio, tutto nella norma finché la musica con sua carica ribelle irrompe nella sua vita, come molti altri sui coetanei vive in prima persona la migliore stagione della musica pop di sempre, ne diviene un fan incallito ed ha la fortuna di sollazzare al meglio i propri appetiti, impazzisce per il rock e come a molti suoi coetanei (Ozzy ad esempio), i Beatles fanno letteralmente saltare le rotelle e sono la ragione principale che lo spinge a voler abbracciare la “professione” di rocker. I Beatles e il rock’n’roll quindi, ma anche gli ormoni, il sesso ed i suoi demoni; non essendo decisamente un adone capisce che l’unico modo per rimediare qualche ragazza è imparare a suonare la chitarra, a questo proposito dichiarerà “It actually worked, instantly! That’s the only thing that ever worked so immediately in my life”.
Ancora una volta non è quindi un talento particolare o la passione per l’ ”arte” che lo spingono ad imbracciare lo strumento, ma fondamentalmente la fica (o meglio la voglia di essa). In cambio di favori sessuali ed in quello che può essere considerato un vero e proprio “sacrificio in nome dell’amore”… la leggenda narra che durante una gita scolastica il nostro eroe suonò per quattro ore di seguito l’unica canzone che aveva imparato ad eseguire: “Rock Around The Clock” di Bill Haley & His Comets, il tutto fino a che le sue dita sanguinarono sulla chitarra hawaiana con corde in acciaio e la donna di turno cadde ai suoi piedi. Da questo punto in poi il fisico di Lemmy sarà per i successivi 50 anni carne da concerto, cavia d’elettricità, materia per l’eccesso.
Dopo varie esperienze marginali nel music business (tra cui essere stato roadie per Jimi Hendrix), nel 1965 si unisce ai Rocking Vicari, band con cui milita per un paio di anni ed incide tre singoli, ma che poi lascia per fare il salto di qualità. Nel 1971 entra negli Hawkwind, potentissima e micidiale band pesante e psichedelica allo stesso tempo, gli anni della permanenza in formazione di Lemmy coincidono con il periodo migliore della band, ed è lui cantare in “Silver Machine” il loro singolo più famoso. In questo periodo non scrive moltissimo ma tra le poche composizioni che regala al gruppo su “Warrior On the Edge Of Time” (1975) c’è “Motorhead” (l’equivalente americano di Speedfreak) con tutta probabilità riferita a se stesso e all’eccessivo stile di vita r’n’r di cui comincia a sperimentare gli effetti sulla propria pelle. Dopo anni di tour forsennati, droghe di ogni natura e colore, nel ‘75 decide di mettersi “in proprio” per mettere su il marchio che lo renderà immortale. In pochi anni una serie di album memorabili che culmina con il fondamentale live “No Sleep ‘Til Hammersmith”, il trio della formazione classica con Eddie “Fast” Clarke e Phil “Philty Animal” Taylor si fa la fama di essere la band più veloce e più assordante del pianeta terra “The Loudest Band In The World”, appunto). I Motorhead costituiscono una delle band più seminali nella storia dell’ heavy metal, essendo tra l’altro anche anello di congiunzione con il nascente e contemporaneo punk, a causa di ciò sono l’unico gruppo che riesce a fare breccia in entrambi i pubblici, fino a quel momento (ma anche successivamente) sostanzialmente distanti. Il resto è una storia pluri-decennale di successi, eccessi, e vari cambi di formazione che non compromettono in alcun modo quella che è una dedizione al volume, al feedback ed al rock’n’roll, che sostanzialmente non ha eguali.
Oggi a sessant’anni suonati Lemmy è come allora: stivali bianchi, cintura di pallottole, basso Rickenbaker e voce catarrosa; un vecchio beone, un fine umorista, un signor rocker, un collezionista di cimeli della dittatura nazista con cui intrattiene i suoi ospiti nella sua casa/museo del terzo reich("Odio il razzismo, colleziono cimeli solo perché mi piacciono, ma non credo in queste cose...Penso che la gente cattiva (ad esempio i nazisti) produca sempre gli oggetti migliori".); la sua faccia è ora come allora decorata da leggendari porri pelosi a proposito dei quali dichiarerà :”stanno diventando così grandi che farsi la barba è sempre più difficile, penso che me li farò asportare e li metterò all’asta su e-bay”.
Questo è l’uomo, se anche oggi vi capita di andarlo a vedere in tour non troverete puzza di moda o di revival nei suoi show, ma solo la vera essenza di un rocker, un loser che tutte le sere abusa di alcool, va in giro con strappone di infima categoria, torna a casa e vomita nel gabinetto.
La prova vivente che il rock non è morto.
Curiosità:
SOPRANNOMI. “Mr rock’n’roll himself”, “Last man standing”, “il marchese De Sade del rock”… questi sono solo alcuni dei soprannomi con cui viene definito Lemmy Kilmister
TEOLOGIA.“Se Dio e Lemmy fanno la lotta chi vince?” nel delirante Airheads è per la prima volta sollevata la questione sulla natura divina del personaggio....nel film la risposta alla domanda è "E' una domanda a trabocchetto...Lemmy è Dio!"
IL SANGUE. nel 2001 si va a fare una trasfusione totale del sangue come molte star della Hollywood nella quale oggi ha la sua dimora. Il medico glielo proibisce perché un trapianto di sangue pulito sarebbe per lui letale, quasi 40 anni di eccessi lo hanno modificato, geneticamente. Oggi il suo corpo non può accettare sangue pulito, e il suo sangue ucciderebbe qualsiasi essere umano.
LA DICHIARAZIONE: Nel 2004 il sindaco di Londra Ken “il rosso” Livingstone nell’ambito di una iniziativa che vuole aprire a tutti i luoghi “sacri” della capitale, invita i Motorhead a tenere un concerto alla Royal Albert Hall, la risposta sarà: “Ok, non so cosa si aspettino da me, ma io da parte mia ho chiesto 15 bottiglie di Jack Daniels nel camerino”.
PROVA D’ATTORE: potete vedere Lemmy in un esilarante cameo in “John Bobbit Uncut” film porno in cui “recita” la parte di colui che ritrova il membro appena tagliato dalla tagliatrice Lorena Bobbit e che ha per protagonista l’evirato/ricucito personaggio del titolo, il film è diretto dal leggendario attore e regista Ron Jeremy (amico personale del nostro).
IL LIBRO: nel 2002 è uscito “White Line Fever” autobiografia di Lemmy scritta con l’aiuto della giornalista Janiss Garza, probabilmente uno dei più bei libri mai scritti sulla musica rock.
Ha detto Sir Alex Ferguson di Roy Keane «è il più grande giocatore da me allenato, una leggenda dello United per i prossimi 500 anni». Perché tale è stato il guerriero di Cork, storicamente ribelle come la terra da cui proviene.
«Irlandese di nascita: di Cork, per grazia di Dio». Così rispondono i corkiani quando gli viene chiesto delle loro origini, delle quali sono terribilmente orgogliosi. E la risposta è spesso «accompagnata da un sorriso o una bella risata verso chi non ha avuto la benedizione di nascere nella “Rebel County”. Un complesso di superiorità è il segno di distinzione degli uomini di Corcaigh (“luogo paludoso” in gaelico, mal tradotto dagli inglesi con Cork, “tappo di sughero”, ndr). E le donne sono anche peggio», parola di Keane. Un cognome un destino, visto che è l’anglicizzazione di Ó Catháin, diminutivo di “cath”, in gaelico “battaglia”.
Da quelle parti non una novità. E ben prima di quella di Kinsale, nel 1601, che avviò la secolare dominazione britannica. Fortemente segnata dal passato, dalle devastazioni vichinghe in poi, la città fu distrutta e ricostruita più volte, da qui la sua ricchezza culturale (è stata capitale europea 2005) e storica e l’atavica combattività di chi la popola. La contea fu denominata “Rebel County” dalla Corona Inglese nel 1499 (in senso spregiativo, accolto dai locali, invece, con supremo orgoglio) per via delle numerose insurrezioni. Un corso e ricorso storico vissuto anche durante la guerra d’indipendenza (1919-22) e in quella civile. Fin qui la storia, che però c’entra il giusto con il carattere, la cattiveria non solo agonistica, la concentrazione ai limiti dell’ossessione e la debordante personalità, eccessi di insana follia compresi, che invece appartengono soltanto a Keane.
Nato il 10 agosto 1971, Roy è il quarto dei cinque figli di Maurice (cui deve il secondo nome) e mamma Marie Lynch. Cresce con i genitori e i fratelli Johnson e Denis e la sorella Hilary al numero 88 di Ballinderry Park, a Mayfield, sobborgo alla periferia nord di Cork. Qualche anno dopo l’arrivo dell’ultimogenito Pat, la famiglia si sposta a Lotamore Park, sempre a Mayfield. Visitate ai giorni nostri le zone non sembrano così difficili come, pare, fossero allora e certo danno un minore senso di (relativa) pericolosità dei bassifondi nei pressi del porto, dove non mancano i ragazzini con indosso la maglia rosso fuoco dei Red Devils.
I soldi non abbondano, non c’è l’auto («ma non ci è mai mancato niente, e non ci sentivamo poveri»), al contrario dell’amore per lo sport, da sempre nel DNA di famiglia. Papà “Mossie” fu buon calciatore del Crofton e del North End, due squadre giovanili locali. Il nonno e due prozii materni avevano vinto la medaglia giovanile della FAI (Football Association of Ireland, la federcalcio dell’isola) e due zii, Mick e Pat Lynch, suo padrino, lo avevano preceduto nel Rockmount, una delle più antiche e gloriose società giovanili di Cork. Lì muove i primi passi da calciatore il piccolo Roy, che alla bassa statura supplisce con rabbia e determinazione fuori del comune. Doti che non sfrutta (se non nella squadra di atletica) alla St. John’s, la scuola dove va controvoglia nell’attesa che squilli l’ultima campanella, per andare a giocare a calcio. Prova anche l’hurling, come Denis Irwin, suo futuro compagno allo United e promessa in entrambi gli sport, e la boxe. Il primo viene abbandonato quando una scheggia della mazza spezzata gli si infila nella parte posteriore della gamba (sei mesi fermo). La seconda, a 12 anni, dopo averla praticata per tre agli ordini di Tom Kelleher al Brian Dillon Boxing Club di Dillon Cross. Nell’ultimo, il primo utile per combattere, vince tutti e quattro gli incontri della Irish Novice League ma è già capitano del Rockmount e deve scegliere: pallone o guantoni. Buona la prima.
La strada sembra in discesa, invece comincia la salita. Il fisico troppo minuto è per lui la molla che gl’incendia lo spirito guerriero ma per gli osservatori, anche i più esperti e smaliziati, è l’ostacolo che ne impedirebbe l’approdo al professionismo. Fallito l’esame per l’Intermediate Certificate, gli resta il calcio, nella stagnante economia irlandese di metà Anni 80. La Tigre Celtica è di là da venire, la disoccupazione impera. Tocca anche il padre, e sarebbe toccata anche a lui, che finita la scuola «prova la pesante inattività, alzandosi all’una soltanto per seguire la puntata quotidiana della sit-com “Neighbours” e portare fuori il cane, il migliore momento della giornata». La svolta arriva con il FÁS (Foras Áiseanna Saothair, in gaelico l’Autorità per il Praticantato e l’Occupazione, nata nel gennaio 1988 in seguito al Labour Services Act del 1987, ndr), il corso per aspiranti calciatori nato da una convenzione fra la FAI e il governo, che le tenta tutte per abbassare il tasso di disoccupazione e placare così le ire della sempre più esasperata opinione pubblica. Da lì alle nazionali giovanili il passo è duro ma breve. La spola Dublino-Cork-Dublino nei fine settimana, i primi soldi in tasca, il terrore di fallire che fa da propellente anti-solitudine e antidoto alle bevute coi compagni (che ci sono e ci saranno). La segnalazione a uno scout del Nottingham Forest, dove arriva dai Cobh Ramblers nel 1990 e riparte tre anni dopo alla volta di Manchester. Per 3,75 milioni di sterline: un record. Il resto è storia, in almeno dieci occasioni di molto oltre le righe.
L’intervista dopo il 4-1 beccato a Middlesbrough rilasciata alla (e censurata dalla) Tv del Man Utd, con fendenti per tutti, dal “secondo” Queiroz giù giù fino ai compagni Ferdinand, Smith e Fletcher, è solo l’ultima di una sequela di aggressioni verbali e fisiche. Tra le prime, nel novembre 2000, quella ai propri tifosi, «fantastici in trasferta ma troppo impegnati, nelle gare casalinghe, a bere bibite e gustare sandwich ai gamberetti e maionese per accorgersi di cosa succede in campo»; quelle con la FAI e il Ct McCarthy al mondiale 2002, chiuso dalla “fuga” all’aeroporto di Saipang; nel tunnel con Vieira prima della sfida con l’Arsenal per difendere il compagno Gary Neville; contro i compagni (specie i nazionali inglesi Brown, Butt e Scholes) prima del match di Champions League col Bayer Leverkusen. Roba da educande, comunque, rispetto alle seconde: l’intervento criminale, dell’aprile 2001 ma tramato dal settembre ’97, sul ginocchio di Alf-Inge Haaland, “colpevole” di avergli rotto il crociato e averlo deriso quando era rimasto a terra dolorante; la presa alla gola a Shearer, che gli aveva dato del «prick» (coglione); la gomitata del 2002 a Jason McAteer, suo successore come capitano della nazionale, cui seguì l’11° rosso in carriera. Senza contare i prioblemi legali avuti con i provocatori nei pub o i mitomani. Come Leanne Carey e Maxine Rourke (più un terzo personaggio), le signorine che, ignorate da lui e da Giggs dai quali le due volevano farsi offrire da bere, lo tagliano sotto l’occhio lanciandogli un flute di champagne. Bilancio: Roy una notte in guardina a spiegare, le tizie di corsa a telefonare tutto al “Sun”, non gratis ovviamente. O come un ragazzotto spostato, che ha smesso di insultargli la famiglia girando in bicicletta sotto casa solo quando Keane, dopo avergliele promesse, gliel’ha date.
Lascierà la maglia dello United dopo 12 anni , 326 presenze e 51 goal, 7 campionati vinti, 4 F.A. Cup, 4 Community Shield, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale. Adesso dopo una breve parentesi nelle file del Celtic Glasgow (il suo sogno di bambino) siede come allenatore sulla panchina del Sunderland.
Ho trovato un solo video che racchiudesse tutte le vicende appena descritte...di tanti l' unico che rappresenta degnamente il più grande guerriero mai visto su un campo da calcio è questo: clicca qui.
"Avevo aspettato abbastanza. L’ho colpito dannatamente forte. La palla era là (credo). Beccati questo str****. E non provare mai più a ghignarmi in faccia che sto simulando un infortunio" (R. Keane)
"Se mettessi Roy Keane come rappresentante del Manchester United in uno scontro uno a uno, vinceremmo il derby,la premiership, una gara di barche e qualsiasi altra competizione. Possiede qualcosa di incredibile" (Sir A. Ferguson)
Force of nature.